La montagna
Qunad’eri bambino giocavi nel fango Lanciavi curioso lo sguardo là in fondo: Oltre le strade, oltre le case, Verso i giganti di marmo laggiù. Un giorno è svanito, il monte lontano, Si è fatto da parte tra nuvole nere: Fitta è la pioggia, alta è la nebbia Che è fatta di luci, di corpi, di voce. Ma qui c’è una strada che porta, nascosta, Ai piedi del vecchio barbuto di boschi: Si snoda un sentiero che sale, che sale, Che sembra non debba fermarsi mai più. Un filo di neve ti mostra gli abissi Di roccia e di ghiaccio; il cuore martella, Il fiato s’accorcia, ma eccola, è là! Ti aspetta paziente d’acciaio una croce. Seduto ai suoi piedi, col mondo lontano Migliaia di metri, riposi. Si perde lo sguardo nel bianco di nebbia, Nel candido manto; Un nero uccello dispiega le ali Spiega le ali lo sguardo, nel puro bianco lassù.

